LEGGEREZZA CONSOLATORIA - Un artista dovrebbe riuscire a sorvolare sulla natura dolorosa della condizione umana specie se la prospettiva è quella che tutto andrà in rovina e verrà distrutto e le speranze falliranno miseramente. Invece, l'artista di cui si parla non vuole ignorare ciò che è spesso represso e cioè lo sconforto, la tristezza, la delusione e perciò non considera mai un fatterello un uomo straniero che si innamora perdutamente a Palermo, ma che dovrebbe partire perché non ha né arte e né parte in quella commedia che è l'esistenza romanzesca, perciò i suoi amici per dargli una mano ad esistere ed essere in un qualche modo considerato dai lettori, decidono di raccogliere soldi per poterlo far rimanere a Palermo con l'amata e avere maggiori chance con lei. Ma purtroppo un qualche scenografo sconsiderato che vuole trovare la risata ad ogni costo, fa salutare il giorno seguente il malcapitato sul porto con gli amici già imbarcati sulla nave di ritorno per l'America, ma lui cerca di far loro capire disperato che non gli hanno lasciato il denaro per poter realizzare il suo grande sogno d'amore ed allora quando gli amici comprendono cercano di fargli arrivare il denaro gettandoglielo dalla nave, ma purtroppo non avevano fatto i conti con la loro stupidità e così' il denaro si disperde in mare e loro rimangono senza risorse per il ritorno e al contempo l'amico rimane senza più speranze in ginocchio sul molo a piangere, mentre i suoi amici lo deridono per la sua illusione, quando in realtà anche loro sono caduti nella stessa leggerezza di non considerare altre soluzioni, come per esempio inviare un vaglia all'amico una volta arrivati in America, oppure suggerire all'amico di trovarsi una occupazione legale a Palermo o dintorni per modo di poter realizzare egli stesso con le proprie forze il suo sogno ed al contempo non risultare uno stupido spiantato. L'artista, serio non tenta mai di scavare nei dolorosi dettagli delle afflizioni dei suoi personaggi, perché spera che lo facciano i lettori e che siano essi stessi a giudicare sciocco sia l'intervento degli amici, e sia la speranza poco realistica del protagonista di riuscire in un sogno senza piano, ma solo basato sulla pura inconsueta fantasia di uno scenografo che voleva far ridere il pubblico con una battuta infelice del tipo "Eccoli qua i tuoi sogni stanno per annegare, cerca di salvarli tu stesso", mentre per loro quelli che gettavano in mare non erano che spiccioli, soldi da sprecare come li sprecavano nella scommessa che le cose non sarebbero finite bene e che ancora una volta quel loro amico goffo avrebbe finito per essere un disastro. All'artista, però, non spetta il giudizio su ciò che sarà, ma spetta piuttosto descrivere l'atteggiamento di smarrimento del protagonista, un sentimento di ansia, quasi di terrore nel perdere quella che pensa essere l'unica occasione della sua vita per riuscire a realizzarsi ed essere felice. E quindi anzichè bollare questi sentimenti come esclusiva dei perdenti tipo quelli che cercano di riemergere da condizioni sfortunate ed infauste del destino avverso, ma non ci riescono mai e poi finiscono comunque per essere dimenticati dentro un qualche scaffale, l'opera dichiara questi personaggi importanti e degni di nota, in modo che quando ci ritroveremo come loro, non ci sentiremo soli ed abbandonati alla deriva e ci domanderemo "Cosa avrebbe fatto o detto il personaggio di Palermo al mio posto?". Certo avrebbe fatto in modo che non morissimo mai, non rimanessimo dimenticati, scoraggiati da una lapide bianca senza una frase provocatoria del tipo "Succeda quel che succeda, ma tanto la mia vita è eterna e niente e nessuno me la potrà distruggere o calpestare!" Difatti, per questo il personaggio di Palermo è diventato un eroe, è diventato un manifesto: ci ha dimostrato la forza e il coraggio di andare oltre e di vedere un orizzonte più grande, di saper vedere la vera opportunità della sua esistenza e cioè che nonostante tutto, non erano le sue azioni sfortunate o disastrose ad essere ricordate di bocca in bocca, bensì il suo nome scritto su una pagina di una storia che comunque rimane incisa e insegna a vedere un altro tipo di valore oltre che vincere una coppa o un premio terreno e diventare un campione e cioè vedere qualcosa di universale e al contempo liberatorio che riguarda la leggerezza dell'essere che non aggrava di più i pesi che già porta di doversi sfamare, di dover vincere la malattia, di dover superare le avversità ed i pericoli che ci circondano. Insomma possiamo provare davvero pena per la sfortuna del protagonista di Palermo o piuttosto ci fa pena la sua stupidità? Probabilmente proviamo più tristezza e senso di scelleratezza rispetto a tali personaggi che certamente possono servire allo scenografo per creare qualche divertente gag per far ridere il pubblico, ma comunque appaiono scemi e di comicità demenziale e perciò se li incontrassimo nella realtà di sicuro li emargineremo e li allontaneremo da noi seppure con garbo perché intesi come picchiatelli. E così riusciamo ad affrontare i periodi difficili e noiosi della nostra vita raffrontandoli con questi soggetti che sono ingenui e vivono solo nelle loro fantasie, o nelle loro esagerate ambizioni, ma alla fin fine non sono altro che deboli di turno che servono a farci capire che dobbiamo darci da fare per fare in modo da evitare i fallimenti e per tramutare i nostri sogni in realtà solo se sono effettivamente possibili e fattibili, altrimenti dobbiamo renderci conto di ciò che siamo in grado di fare con le nostre forze e capacità, perché altrimenti nessuno investirà mai le proprie risorse su di noi e nemmeno crederà mai nel nostro valore di persone. La leggerezza è un fatto di intelligenza, non di stupidità e perciò per cavarsela il nostro protagonista deve saper usare la testa, e trovare valide soluzioni che lo rendano degno di essere chiamato eroe della storia. 

Commenti

Post popolari in questo blog