INUTILI CORPI - III° CORPO IDENTITA' DI DORIAN GRAY ROVESCIATA - Il ritratto di un anziano che lascia la sua gioventù intesa come voglia di vivere su una tela è una esperienza fortemente caratterizzata in senso espressivo dalla pregnante esigenza di approfondimento psicologico e di valutazione dei tratti personali in quanto non più appartenenti all'individuo, ma alla tela che lo racconta per determinare un crudo realismo simbolica garanzia del valore del ritratto che vuole evitare idealizzazioni per trovare, nell'analisi una tipicità critica per comprendere da occhi spalancati la ieratica immobilità del potere manipolatorio. Nel realizzare il ritratto di sé stesso l'individuo conferisce caratteristiche di verosimiglianza per riconoscerne le fattezze dove si possono intravedere tratti di pseudo-autoritarismo, la maschera che nasconde il serial-killer, il farabutto attribuibile ad uno status autoritario piuttosto che autorevole. Sia il volto che il corpo assumono espressioni e posture che riflettono convenzioni psichiche per indovinate scelte rappresentative ed inoltre riporta fedelmente le problematiche principali degli annessi o degli accostamenti che si fondono in modo conscio o inconscio, esplicito o implicito per svelare le reali aspirazioni. Si definisce nel quadro la drammatica enfatizzazione e le accentuazioni polemiche "Tutti hanno i loro mali, le loro croci, i loro problemi" che non stanano mai il vero, ma sono solo ipocrisie sull'oggettività delle tappe salienti da percorrere nell'inquieta ricerca sugli enigmi di disperati volti e dove si può alimentare anche la fissità agghiacciante degli iperrealisti o peggio dei calchi "copia-incolla" che meschinamente e banalmente vivono di "fotocopiature" dei loro genitori o di riferimenti tradizionalisti o bigotti che non lasciano mai sfogo e spazio alla possibile originalità autentica.
PROEMIO - Dimentichiamo spesso ciò che impariamo a scuola perché in noi avviene una certa scelta tra le impressioni che si presentano e similmente fra i singoli particolari di ogni impressione o esperienza che ci ha dato input percepiti come negativi ed inutili. Per questo quando Elena doveva affrontare l'esame di licenza media la preside Facidda si rese conto che i ragazzi di quella età (13-14 anni) hanno un sintomo incompleto e poco soddisfacente della conoscenza. Difatti, aveva già proposto a livello di insegnamento di ascoltare nelle interrogazioni orali 2 alunni che insieme ricevevano le stesse impressioni e che poi abbiano fatto un loro elaborato ciascuno a casa propria, mentre qualche tempo dopo si scambiano i ricordi dell'evento di quella interrogazione: ciò che è rimasto fermamente impresso a uno, spesso l'altro lo ha dimenticato, come se non fosse mai accaduto, e questo senza che si abbia il diritto di affermare che l'impressione sia stata psichicamente più ...
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