ASPETTANDO IL NUOVO GODOT - E' possibile trasformare dei detenuti in attori impegnati nel teatro dell'assurdo di Beckett la cui opera "Aspettando Godot" fu definita l'opera teatrale più enigmatica della letteratura moderna? Vladimiro ed Estragone infondo potrebbero rappresentare bene ciò che non solo i detenuti, ma tutta la società si aspetta dal carcere e cioè qualcuno che possa offrire loro una opportunità di salvezza, quando in realtà, così come per certe situazioni, non fanno altro che incontrare Pozzo e Lucky che rappresentano gli stati di incertezza esistenziali come quelli di non avere una dimora, qualcuno che ci attende, qualcuno che abbia fiducia di noi e che ci tenda una mano per poter emergere e sentirci, anche solo per una volta qualcuno che ha un valore e che valga la pena essere conosciuto ed incontrato durante l'esistenza. Ma alla fine Pozzo diviene cieco e Lucky diviene muto, come nella realtà e la corda che li unisce è più corta e quindi l'opportunità di uscire da una condizione di segregazione e di potersi dirimere, potrebbe essere fantasmatica ed illusoria proprio come nel film di Milani dove è proprio l'assurdo del successo dell'ultimo monologo di Albanese ad avere la meglio, quando tutto il progetto teatrale di poter integrare dei manigoldi sfuma nella notte del male, rimane come un albero rinsecchito in mezzo al proscenio, e non è che una causa persa nonostante la maglietta rossa portata dal presidente dell'associazione avvocati di strada reciti a chiare lettere che "Nessuna causa è persa". Infondo pure noi, come Vladimiro ed Estragone rischiamo di perderci in discussioni inutili, di stare ad aspettare un personaggio che risolva le questioni più spinose della vita trascinandole via con sé nascoste dietro ad una coperta, ma poi quando, gioco forza dobbiamo gettare la maschera del realismo, ci accorgiamo che pure noi siamo dei perdenti, che abbiamo i  nostri piccoli o grandi fallimenti dai quali facciamo fatica ad uscire, o a trovare risposte che ci possano condurre al nostro Godot. Il film, scelto dal Comune di Rimini, nella serie dell'opera di sensibilizzazione sull'illegalità voluta dall'assessore Bragagni e da varie Pro-loco certamente facendo riflettere, produce un po' di amarezza perché sembra non lasciare alcuna speranza che i detenuti comprendano i messaggi che vengono trasmessi loro durante il sistema di detenzione rieducativa dove tutto, a causa delle condizioni in cui vivono e si rapportano con l'esterno viene vanificato e disperso in un senso di vuoto, di marginalità e di precarietà. Invece Godot potrebbe esistere, se solo noi gliene dessimo effettivamente l'opportunità ed è la cultura che come recitava un bigliettino posto sulle sedie, pare non serva, ma è l'unica che risveglia le città e da un senso di salvezza, attraverso la sua arte non solo istruttiva, ma anche costruttiva e di accoglimento di fragilità e di quei lati oscuri che tutti come Pozzo possiamo avere, quei lati che ci rendono schiavi, che ci fanno addormentare nel nostro stesso male e che non ci permettono di rialzarci dal letargo diabolico, a meno che non ci accorgiamo del passaggio di quel mitico Godot e riusciamo ad acchiapparlo per farlo diventare la nostra verità, il nostro essere presenza e il nostro stesso bene. Aspettando il nuovo Godot noi speriamo che questa attesa porti al risultato certo: non più una assurda partecipazione di teatranti, ma una partecipazione sentita che sa scoprire l'essenza migliore di noi. Credendo in Godot. 

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