SALITA RIPARATIVA. Quanto è  duro risalire la china quando si è commesso un reato e quanto tempo ci vorrà perché vengano accolte alternative alla carcerazione in caso di piccoli reati. Da una parte ci sono le vittime di reati e la società che chiedono giustizia e vogliono che coloro che sbagliano abbiano delle pene esemplari e non troppi sconti di pena se no specie se si tratta di omicidio, di morte di un figlio come per la Beatrice del film "La salita" di Massimiliano Gallo, allora non si può davvero accettare che gli uccisori si trovino a piede libero e che la perdita subita venga vista con indifferenza come un regolamento di conti fra clan mafiosi, pensando che tanto essendo un discorso di famiglie ciò riguarda chiunque ne faccia parte e chiunque ne possa essere coinvolto anche solo con il cognome sbagliato. Ma la ricerca della vendetta, non paga mai e non risolve mai una mancanza profonda, non riesce mai a compensare l'assenza di affetto, la mancanza di sostegno e soprattutto il senso e la motivazione che dava la presenza di un caro ed è per questo che quando l'inutilità della vita ti intacca, e ti fa sentire come un canto di disperazione fuori luogo in una commedia teatrale, allora non rimane che un gesto disperato di ingoiare pastiglie per suicidarti, piuttosto che rimanere ad avvelenarti la vita giorno dopo giorno dietro le sbarre, che ti tolgono tutto persino la dignità di essere umano ed invece ti marchiano come delinquente e poi finisci per invecchiare tenendo in mano una scopa per pulire le strade, finisci per dover ripagare il tuo debito con una pena infinita senza mai avere diritto ad alcuna compassione come un anziano signore davanti ad una chiesa. Quanto è duro salire la china, quando tutti vogliono evadere dai problemi e dai guai di ogni giorno, ridendo di fronte ad una macchietta come quella di Carlo Croccolo o di Rosalia Maggio ed imparando l'ironia e il varietà da un maestro come Eduardo De Filippo che poi sapeva bene cosa significasse il termine relegato, dato che veniva legato ad una sedia perché ricopiasse le commedie degli altri ed anche quelle di suo padre al fine di studiare ed imparare meglio e allo scopo di non diventare uno sbandato qualsiasi, ma di poter essere qualcuno al punto di diventare senatore a vita e poter avere notorietà e plausi. Invece, la direttrice del carcere ci racconta che è persino complicato avere una corsa di autobus di linea dalla stazione per il carcere, così come per una questione burocratica non si riesce nemmeno ad ottenere la semilibertà in termini utili anche se poi quelli della cooperativa di reinserimento si dimostrano disponibili ad aspettare che la persona riesca a finire la sua pena detentiva. Infondo la salita più dura e più impegnativa è quella dell'attuazione della riforma Cartabia che riguarda appunto la giustizia riparativa, là dove la vittima ed il carnefice cercano di trovare un modo di dialogo e di incontro per poter capire cosa ha condotto il delinquente a commettere reato e se poi come si asserisce nel film si sia trovato per davvero con le spalle al muro, costretto da condizioni e collusioni difficili da superare. La strada per riparare certi danni dovuti all'illegalità ed alla mafia è ancora lunga da percorrere, però la sensibilizzazione produce sempre un senso di responsabilizzazione e una risposta positiva di pubblico che comunque fa pensare che sia questa in fondo la migliore soluzione ed anche la migliore giustizia riparativa: abituarsi ad una nuova coscienza che non condanna la persona, ma il delitto commesso per modo tale che ci siano degli spiragli di speranza che si possa costruire insieme l'onestà. 

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