IL SURREALISTA - Ferraris riconosceva che le posizioni che riconoscono la realtà autonoma dal pensiero, comunque poi concepiscano quest'ultimo talvolta come impersonale. Egli, difatti, non voleva essere un idealista che nega l'oggettività del tempo e dello spazio, anche se gli sarebbe tanto piaciuto rimanere giovane ed a quel momento in cui era in ascesa con la sua filosofia. In sostanza voleva superare il contrasto idealismo-realismo come tenta di fare il missionario Niccolò Govoni nel suo programma scolastico "Still i rise" che viene definita come una vera e propria rivoluzione. In verità c'è una irriducibilità nel pensiero moderno che riguarda la funzionalità della qualificazione umana da cui dipende l'etichetta con la quale veniamo definiti e considerati nel contesto socio-economico che ci circonda. La verità è che bisogna sapersi differenziare e ciò consiste principalmente in una varietà di oggetti, di capacità e di risorse che si possiedono e con le quali siamo in grado di riuscire a gestire le criticità che si presentano e la realtà che ci circonda che è in continuo divenire specialmente dal punto di vista tecnologico e scientifico. In pratica dobbiamo rimanere al passo con i tempi, cercando di evolverci nel più breve tempo possibile perché il mondo non è altro che una totalità e varietà di oggetti messi in campo con valore deterministico e soprattutto verificabile a livello degli effetti e risultati che sa produrre nel mondo. Per altro, però, il realismo attuale si oppone a certe forme di relativismo, secondo cui ogni descrizione del mondo è strettamente vincolata da presupposti, assunzioni di concetti formativi basilari e da risorse certe e sicure sui quali investire e scommettere nel lungo termine. In effetti il mondo risulta diversamente articolato a seconda delle scelte culturali, politiche e sociali economiche per cui a livello giornalistico si deve raccontare la virtù di come stanno le cose per trovare una posizione significativa che conduca a soluzioni cosiddette sostenibili che riducano cioè i rischi di investimenti e possano prevenire in qualche modo imprevisti negativi e disastri come quello di Niscemi. E' importante che ognuno faccia la propria parte, piccola o grande che sia e che si vinca l'accidiosità con la volontà di impegnarsi a superare antagonismi, rivalità e disparità che conducono al fallimento della buona impresa. Bisogna avere uno spirito collaborativo e ciò comporta sacrifici e rinunce, fatiche e sforzi il cui risultato dovrebbe essere il bene comune e non l'egoistico bene personale. 

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