OSCURATA MENTE. Il poeta è maledetto: un visionario che sa presagire ciò di cui l'umanità ha più bisogno. Il poeta è un saggio che sa interpretare l'animo del tempo e sa intravedere oltre. Il poeta, però è subordinato alle leggi di natura e quelle di virtù a cui deve obbedire perché riguardano la sua stessa possibilità di rimanere eterno. Tuttavia, attualmente la poesia è al collasso delle sue stesse modalità espressive ossia pare determinata da una equivalenza tra una proposizione necessaria a raggiungere equilibri ed una priva di qualsiasi operatore seppure acculturato e saggio, perché si giunge praticamente ad una filosofia fatalista o strettamente deterministica specie nel saper differenziare ciò che è razionale da ciò che è reale. Nessuno appare più immune di invadenza di un sistema coercitivo in quanto il sistema della conoscenza poetica è difficile da provare. Per questo il poeta se ne sta spesso in disparte, come isolato dal mondo e osservatore della sua evoluzione che storicamente si dipana fra analitico e sintetico e tra necessario e contingente. Non è da meno la poetica pascoliana e nemmeno quella di confronto carducciana o D'Annunziana che si pongono più che mai in un neoevoluzionismo specie a livello dello sviluppo tecnologico dove la poetica vien celata dalla parvenza di tratti culturali che mostrano cambiamenti specie riguardo l'etnologia americana che si impone con strumenti all'avanguardia per sostenere la rivoluzione iraniana per casualità culturale e legge per cui il Venezuela ne è la dimostrazione avendo liberato importanti prigionieri politici, imprenditori di carattere politico-ideologico di spicco specie per il ruolo edificatorio di energie ed efficienza. La liberazione di alcuni imprenditori non fa altro che dimostrare una volta di più che bisogna stare a testa alta nel riproporre una letteratura che sappia bene interpretare i tempi in modo da non perdere ciò che si è fino ad ora acquisito.
IL GERARCA - Guardandosi intorno alla stanza dove si era rinchiuso per ripassare la sua parte attoriale politologica, si rivedeva in quel pubblico elettore. Dapprima c'era quel bambino timido sognante che rimaneva come estasiato da raggi radiosi di un utopia, poi c'era l'adolescente che si doveva confrontare con il disincanto della sfida dell'esperienza quotidiana ed infine c'era l'adulto che aveva a che fare con la complessità e la problematicità ed il relativo carico di cifre demoniache di nome azzardo, avventura, scacco, sconfitta e naufragio. Egli, per tale motivo, avrebbe tanto voluto attuare il compito di porsi a livello critico nell'argomentazione deduttiva, ponendosi un itinerario popolato di sintesi delle normative in cui era difficilissimo e alquanto complicato orientarsi per poter raggiungere dei risultati quanto meno decenti. Tuttavia, a livello organizzativo era molto complesso costruire forme di conciliazione/integrazione delle forme antinomic...
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