PSICOPATOLOGIA DI UN PRESIDENTE - Si presenta così, a muso duro per cercare di ricondurre l'impressione popolare a categorie di contingenza nonostante poi alla fin fine non possieda altro che uno statuto precario determinato dalla minaccia di conquista sia politica che commerciale. Si presenta sicuro di sé di fronte al pregiudizio storico-filosofico di trovarsi di fronte ad un despota che non ha piena consapevolezza del male che può causare: Trump non sorregge il potere, ma lo mina con le sue manie di grandezza che si avvale di un illusorio sapere di autenticità che non fa altro che svelare il vuoto e la presunzione. Di fatto, questo presidente non tiene conto nella ricerca di potere che di altro che non sia la perfezione del proprio ego nel rapporto con la propria rappresentazione e con il futuro dell'impresa americana che deve risultare vincente ad ogni costo. Ma dal suo atteggiamento impositivo nasce il forte dubbio sul vero ordine dell'obbligazione e ragioni che giustificano il diritto a comandare senza dialogo o mediazione che non possa dargli la maggiore ragione di comando internazionale, di una voce in capitolo determinante. Al centro del dibattito, così, c'è la sempre più spinosa questione della giustificazione di un potere precostituito, che si basi sulla giustizia e non su mire di possesso e ricchezza e dunque ci si interroga sulla vera possibilità di complementarietà a livello NATO, quando spesso alcune nazioni non vengono nemmeno tenute in considerazione o ascoltate nei loro interventi o proposte così come avviene per Nuuk che si deve sentire praticamente incompreso nel suo tentativo di voler attuare un programma di protezione militare della Groenlandia che viene vista solo ed esclusivamente come una meta di predominio per risorse e posizione geopolitica strategica. Tutto questo dibattito è dominato da una duplice e contorta contrapposizione: quella fra dottrine utilitaristiche dei dazi ed i diritti che pongono al centro dell'attenzione mediatica e popolare la distribuzione del Bene nel mondo ed i diritti degli individui, e quella tra posizioni liberal democratiche e comunitarie della UE dove il dissidio verte sempre continuamente sulla primarietà del giusto rispetto al bene, sulle preferenze da accordare ad una concezione negativa poco speranzosa di trattati di pace e di maggiori equilibri internazionali. Si presenta così, in maniera autoritaria e senza riserva alcuna per una politica del narcisismo più totale.
IL GERARCA - Guardandosi intorno alla stanza dove si era rinchiuso per ripassare la sua parte attoriale politologica, si rivedeva in quel pubblico elettore. Dapprima c'era quel bambino timido sognante che rimaneva come estasiato da raggi radiosi di un utopia, poi c'era l'adolescente che si doveva confrontare con il disincanto della sfida dell'esperienza quotidiana ed infine c'era l'adulto che aveva a che fare con la complessità e la problematicità ed il relativo carico di cifre demoniache di nome azzardo, avventura, scacco, sconfitta e naufragio. Egli, per tale motivo, avrebbe tanto voluto attuare il compito di porsi a livello critico nell'argomentazione deduttiva, ponendosi un itinerario popolato di sintesi delle normative in cui era difficilissimo e alquanto complicato orientarsi per poter raggiungere dei risultati quanto meno decenti. Tuttavia, a livello organizzativo era molto complesso costruire forme di conciliazione/integrazione delle forme antinomic...
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