All'Istituto Alberto Marvelli - I PREGIUDIZI SUL PECCATO - Il termine peccato è strettamente legato, che ci piaccia oppure no con il concetto di colpa e prevede diversi stadi di sviluppo. Negli stadi più arcaici si guarda al carattere più oggettivo, esterno e sociale della colpa che corrisponde ad una concezione di realtà malefica che si diffonde fra gli uomini e li contamina quasi per forza propria senza loro responsabilità perché l'essere umano nasce fraglie, debole e soggetto quindi al peccato originante. In generale si incorre nel peccato per infrazione di leggi divine e di tabù, ed è possibile liberarsene con riti di purificazione. In tutte le epoche si è cercato di fuggire dalla tragicità della condizione umana, inesorabilmente determinata dalla caducità nel tempo di cui la moralità è suggello. La condizione precaria e incerta della nostra esistenza talvolta porta a pensare all'insensatezza di ogni agire umano, in quanto non è vero che inseguendo l'impossibile perfezione gli esseri umani possano trovare sé stessi in quanto si illuderebbero e per questo nella storia si è sostenuto che sarebbe prova di salute spirituale relegare le utopie e l'anarchia nell'oscurità cui già si allude nel prefisso privativo che le qualifica. L'anarchia, d'altronde non è nient'altro che una contestazione della democrazia e di ogni principio fondante positivo, sia esso dovuto all'indagine razionale o ritenuto empiricamente evidente. Un salto di qualità, però, nella comprensione del peccato è stato compiuto quando a una concezione personale del divino si è accompagnata la coscienza dell'irriducibilità dell'agire umano a sequenze di eventi puramente oggettivi, necessari ed inevitabili, a causa dell'emergere delle interiorità soggettive della libertà e, di conseguenza, della responsabilità e della coscienza etica. Il peccato, allora è stato interiorizzato per farlo corrispondere alla coscienza morale della colpa, nella quale l'agire umano è stato guidato. Infatti, il principio su cui si fonda il peccato è una negazione totalmente altra dalla tradizione del pensiero sia sociale che politico da cui deriva un baratro - dal momento che il modello teoretico mostra chiaramente che alla base di ogni potere non ci debba essere arbitrarietà, ma piuttosto un solido fondamento, una fede che lo determina e lo guida orientandolo dovutamente. Questo modello contraddistingue la legittimazione dei poteri che reggono le società democratiche passando indenne attraverso i mutamenti di identificazione conosciuti che sono di carattere inclusivo-esclusivo. Dunque anche al di là dei suoi comportamenti pratici, chi non sa riconoscere né la fondatezza metafisica né quella funzionale del peccato di carattere istitutivo non può essere concepito come realmente facente parte della società e ne diviene quindi potenziale nemico che come tale va trattato fino al punto di espellerlo come è accaduto al generale Almasri già dichiarato criminale contro l'umanità. Costitutivamente, perciò, si continua ad avversare ogni assunto capace di sfuggire a quanto la logica archetipica/fondativa prevede sul potere del peccato perché risulta ancora oggi questa la base su cui si basa il positivismo democratico e su cui si costituisce la modernità come progetto politico consapevole. Questo oggi si cerca di fare più che mai: aggrapparsi alla cultura democratica come unica possibilità di ben agire in funzione della sovranità del popolo ed a favore di questa. Questo è ciò che si continua a perseguire. 

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