QUALE IO? - SOGNATORE "Immagino che buone e cattive azioni, si possano distaccare da noi e che, noi nel pentimento, andiamo verso il buon atto come coloro che corrono in un veicolo, guardando da un lato e dall'altro le ruote della vettura. Così per me non v'è differenza fra il giorno e la notte e vivo sempre liberato come un conoscitore, amante, colui che sa superare il desiderio e l'ira, l'attaccamento al mondo e il piacere dei sensi, colui che sa affrancarsi degli opposti e che rinuncia al sentimento dell'egoismo perché sa essere libero dalla speranza. Voglio fissare la mia abitazione alla radice di un albero e non sentire più affanno, né gioia accettando allo stesso modo biasimo e lode. Colui che rimane sempre uguale a sé stesso a cui nulla importa non fa né cosa giusta, né ingiusta ed abbandona il complesso delle opere accumulando un'esistenza anteriore di sogno dove per mille anni interi possa godere di cose sensibili, per poi rivolgersi a vagare nella mente della fierezza. - disse il sognatore nel dormiveglia - Vi sono 2 forme in cui siamo racchiusi: quella corporea e quella dell'anima e solo chi vive nel grande Spirito può veramente operare attraverso il cuore e l'intendimento più puro. Quando la luce muore allora i sognatori come me riescono ad abitare nell'infinita città della sapienza e nescienza che dominano l'Altro, più sottile del sottile, più grande del grande, l'essenza che sta nella caverna del cuore. Come un falco nell'aereo spazio, affaticato dai sensi, ripiegano le ali e discendono verso il nido del sogno, ugualmente il mio Spirito si affretta verso lo stato, ove addormentato, non concepisce più nulla né vede altro sogno se non una condizione di sentirsi abbracciato alla sua stessa unificazione che porta all'isolamento di fronte alle oscillazioni emotive. Poiché soffrire è un affetto, la sua liberazione è una redenzione anche dalle tensioni, una via che conduce progressivamente allo stato di equilibrio, ad un processo che sa essere durata creatrice."
PROEMIO - Dimentichiamo spesso ciò che impariamo a scuola perché in noi avviene una certa scelta tra le impressioni che si presentano e similmente fra i singoli particolari di ogni impressione o esperienza che ci ha dato input percepiti come negativi ed inutili. Per questo quando Elena doveva affrontare l'esame di licenza media la preside Facidda si rese conto che i ragazzi di quella età (13-14 anni) hanno un sintomo incompleto e poco soddisfacente della conoscenza. Difatti, aveva già proposto a livello di insegnamento di ascoltare nelle interrogazioni orali 2 alunni che insieme ricevevano le stesse impressioni e che poi abbiano fatto un loro elaborato ciascuno a casa propria, mentre qualche tempo dopo si scambiano i ricordi dell'evento di quella interrogazione: ciò che è rimasto fermamente impresso a uno, spesso l'altro lo ha dimenticato, come se non fosse mai accaduto, e questo senza che si abbia il diritto di affermare che l'impressione sia stata psichicamente più ...
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