CHIAMA MARTA - "La cosa che più mi fa specie e rabbrividire nel mio lavoro - scriveva Marta - è la forte sensazione di vuoto che fa pensare che l'essenza dell'oggetto giudiziario sia il fallimento. Si tratta di una relazione di equivalenza, in cui il fallimento definisce totalmente l'oggetto tanto che non c'è nessuna differenza fra i 2 insiemi. Per tale motivo ho iniziato a mangiare e ad ingrassare, per riempire quel vuoto, mentre forse altri lo fanno accumulando denaro e ricchezze pensando che servano come forma di sicurezza e di prestigio sociale. Invece, le cose rimangono come sono e non serve a nulla divorare perché il vero problema è l'indifferenza con cui si affrontano le cose e la meschinità con cui le si considerano. Nella mia pratica giudiziaria ho potuto constatare che alcuni colleghi, soprattutto donne si rifiutano di essere l'oggetto e lo strumento giuridico della questione e per questo non si danno molto da fare nel sospendere gli imputati dal loro servizio oppure nel proporre che lo facciano a titolo gratuito fino a quando non si siano chiariti i fatti e si sia accertata la loro innocenza e la loro estraneità alle accuse. Tuttavia per sfumare il fallimento, questo non basta e l'uomo malgrado la sua logica desiderante e la sua brama di successo e di gloria deve far posto in se stesso al vero concetto di giustizia: essere qualcosa che sa andare al di là delle apparenze, rappresentare un rifugio dell'essere innocente e riuscire a custodirlo nella sua integrità. Questa parte sfugge radicalmente e diviene difficile ed oneroso accettare l'altro nella sua complessa diversità e così ci si ritrova con l'inesistenza del soggetto che diventa più che altro un caso mediatico o una fuoriuscita a livello dell'inconscio collettivo. Si genera così un buco profondo che non può essere in alcun modo colmato e ci si ritrova al punto di partenza che ci costringe a ricominciare tutto generando psicosi ed isteria che sono affini al reale caotico, pieno di insidie e inconvenienti. Non è il mio corpo che si deve alimentare, non è la ricchezza che colma il vuoto interiore e che copre ciò che manca, ma è l'anima quando sa essere pura come Maria che lo fa. Invece, io vivo nella continua incertezza del domani, nella paura dell'escalation della guerra e della minaccia della povertà e di ciò che da essa deriva e che io ho già affrontato con risultati discreti , ma npn eccellenti. Speriamo di riuscire a cavarmela, per ora vado avanti così in una migliore conoscenza del mio prossimo ed anche di me stessa.
INGESTIBILE .- Ginevra, all'inizio della sua carriera credeva veramente di poter fare la differenza e di essere utile per custodire la vita, ma poi con il passare del tempo, vedendo anche la distruzione di interi popoli dovute alle guerre, gli aborti ed i suicidi assistiti si era domandata sempre più se valesse ancora la pena continuare quel mestiere oppure, invece, se accettare l'invito di una amica a lavorare presso la sua gelateria. In realtà, come infermieri, secondo Ginevra, si vive spesso come dentro ad un blackout di comunicazioni e si agisce più che altro meccanicamente con distacco da tutto e da tutti, per riuscire a sopravvivere. Anche su Gaza è calato lo stesso buio dell'indifferenza e del senso di impotenza umane e si tende a non parlarne ed a scemare l'attenzione, mentre si combatte ogni giorno e le tragedie sono infinite. Di fatto, l'esercito nelle sue imprese militari è diventato un fronte secondario, perché non ci si fa più molto caso alla conta de...
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