IL GIROTONDO DEL CUORE - Chissà se i bambini dei luoghi di conflitto potranno permettersi di fare un girotondo con il pericolo che incombe di una nube tossica nell'aria come a Hiroshima e Nagasaki e nei paesi dominanti se la caligine impregnata da intemperanze genitoriali vocianti, che intendono ribaltare e fare uscire di strada la scuola storica ci riusciranno. Questo, il pericolo: la distruzione dell'umanità. Sono una giornalista che ha il compito di martellare la lettore e il teledipendente con drammi di singole persone colpite da efferatezze quotidiane dietro l'angolo di casa. Siamo arrivati alla produzione pressoché industriale di una paura che genera il rifiuto e la diffidenza dell'altro da me. Nasce così chimicamente un nuovo Dna di madri e padri rinchiusi nel privato ed indifferenti verso il mondo, che pulsa fuori dalle stanze domestiche, a partire dalla cultura scolastica che viene elevata e snaturata a nemica della crescita. Devo strumentalizzare casi di bullismo con zaini stracolmi di abusi, stupri e droghe per alimentare discredito verso l'istituzione pubblica e questo perché voglio creare una mia personale rete liberalizzata di servizio privato di istruzione a domanda ed esigenze individuali che si possa usufruire come la luce urbana. Nella mia scuola si insegna l'alfabeto dei valori attraverso le emoji con un progetto di impegno fatto persona, possibile tramite l'impegno sociale del passa-parola e una continua ricerca etica di solidarietà che ovviamente ritrova nella pace il termine chiave assiologico. La pace, qui, però viene intesa spoglia del carattere predicatorio, precettistico, manipolatorio: consapevole che i valori esistenziali non sono dati aprioristicamente, ma vanno costruiti collettivamente senza scolarizzazione dell'anima. Il primo pensiero, così, va rivolto alle ultime tragedie belliche, dove le devastazioni culturali hanno reso le persone ignoti ed assenti da programmi di informazione. Si è generato in questo modo un mondo ambiento-centrico e monoculturale dove si enfatizzano saperi e valori locali privando le giovani generazioni di chiare chiavi interpretative della civiltà bosniaca, adfgana, irakena, libano-palestinese, siriana ed africana. Si tende per questo ad assumere atteggiamenti di semplificazione e di stereotipia di fronte alla pioggia martellante di immagini e di notizie di tentativi di accordi pacifici. Di qui l'esigenza di creare un giornalismo pedagogico allo scopo di prevenire il sorgere di mentalità assertorie rinchiuse in microuniversi etnocentrici, viziate anzitempo di intolleranze nei confronti di culture diverse dalle nostre. Non basta più quindi scrivere un articoletto stizzito verso i prepotenti che uccidono e opprimono popoli affamati con le loro guerre di conquista e di potere, occorre capire le cause che hanno generato i conflitti e osservare giorno dopo giorno l'evolversi delle vicende diplomatiche e militari nella speranza che si trovi una strada per almeno giungere alla tregua. Invece, per guadagnarmi il pane debbo fare come i più e puntare il megafono ininterrottamente su commenti che diventano una vera e propria dittatura informativa da parte di chi sa sfruttare al meglio il linguaggio descrittivo ed iconico di una tipica mentalità di concretezza rappresentativa che vada da un carattere sintetico dell'intelligenza, fino al bisogno vitale di una particolare eccitazione emotiva. Ma questo metodo poi fa sfuggire di vista la conoscenza accusatoria del rischioso rovescio della medaglia. Il giornalismo tende ad accelerare la tendenza a rendere gli spettatori e gli utenti passivi, inerti e completamente indifferenti per renderli facilmente addomesticabili ad un governo piuttosto che un altro ed a ideologie che transitano per gli alfabeti elettronici e computerizzati fino a giungere all'intelligenza artificiale. Di fronte ai bombardamenti di armi e distruzioni reali e di perdite, quelli semiologici dell'informazione rischiano di non essere in grado di cogliere ed allacciare i fili di una complessa matassa cognitiva e quindi di non capire a fondo i nessi che legano insieme tanti anelli sparsi dove la percezione diventa fantastica, mitica ed ipnotica ed una sorta di mondo onirico irreale che esula dalla propria presenza in una esperienza fatta di bagliori, scoppi, missili, droni e risposte che paiono pirotecniche. Invece questa è la realtà che raccontiamo di un volto crudo e tragico dell'umanità che sta decadendo nel disumano macchiato di sangue e deprivazioni continue su innocenti che gridano alzando le mani per la sofferenza e noi ci giriamo dall'altra parte verso le nostre tranquille dimore dove i bambini non riescono più ad apprezzare un girotondo dove non caschi più il mondo.
PROEMIO - Dimentichiamo spesso ciò che impariamo a scuola perché in noi avviene una certa scelta tra le impressioni che si presentano e similmente fra i singoli particolari di ogni impressione o esperienza che ci ha dato input percepiti come negativi ed inutili. Per questo quando Elena doveva affrontare l'esame di licenza media la preside Facidda si rese conto che i ragazzi di quella età (13-14 anni) hanno un sintomo incompleto e poco soddisfacente della conoscenza. Difatti, aveva già proposto a livello di insegnamento di ascoltare nelle interrogazioni orali 2 alunni che insieme ricevevano le stesse impressioni e che poi abbiano fatto un loro elaborato ciascuno a casa propria, mentre qualche tempo dopo si scambiano i ricordi dell'evento di quella interrogazione: ciò che è rimasto fermamente impresso a uno, spesso l'altro lo ha dimenticato, come se non fosse mai accaduto, e questo senza che si abbia il diritto di affermare che l'impressione sia stata psichicamente più ...
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