SOTTO ASSEDIO - Il giornalista stringendo il microfono in mano aspettava un cenno dallo studio del TG per il collegamento riguardo il conflitto fra Israele ed Iran - e quindi, dopo avere avuto il via partì con il suo intervento "Sarebbero oltre 200 le vittime dell'attacco di Israele all'Iran dall'inizio del conflitto - lo si apprende da qualificate fonti di sicurezza, secondo le quali, i raid e le azioni dell'Intelligence sul territorio armato iraniano hanno provocato parecchi feriti. Negli attacchi notturni - sempre secondo le fonti - oltre i depostiti di petrolio di Shahran e la raffineria di Shahr e Rey sarebbe anche stato colpito a Teheran il quartiere di Narmar dove risiedono ufficiali pasdaran ed istituti di ricerca. Attaccata anche una raffineria di gas ad Asaluyeb e basi e siti militari dalle province di Kirma Shan dell'Azarbaijan occidentale e di Kermanshaa. A voi studio" I militanti si erano raccomandati alla stampa che gli interventi fossero brevi a causa dei coprifuoco. Dunque se leggendo un giornale al bar o guardando la Tv dal divano di casa si può ascoltare le parole di civili in fuga da situazioni di conflitto o di combattimenti che si stavano preparando a scontri armati lo si deve a quei giornalisti che si sacrificano in pericolose situazioni per documentare, intervistare e fotografare la cruda e dura realtà delle guerre perché il mondo entri nella storia venendo a conoscenza di quello che accade, della verità dei fatti e soprattutto degli interessi in gioco. Tuttavia, tra gli scaffali colmi di titoli, espansioni e manuali pieni di storie di guerra più o meno folli, il giornalista non si limitava a vendere una notizia, ma raccontava, consigliava e affidava indirettamente al mondo la responsabilità di tante pene e sofferenze dovute ai conflitti. Il giornalista, difatti, è come un mediatore tra chi combatte e chi vede da lontano i conflitti e lo fa con l'esperienza di chi, vive il conflitto con i suoi pericoli, tensioni, incubi e minacce continue. Lo fa perché la realtà che appare sui giornali e nello schermo è molto più sfaccettata di come si riesce a presentarla perchè è difficile avere una precisa mappa delle guerre o ancora peggio una mappa del "bellomondo" di piccoli costruttori di pace dove ci sarebbe una ampia partecipazione internazionale ad un progetto "mai più la guerra". Invece, niente pare parlare troppo di pace ed il teatro a cielo aperto che si presenta davanti agli occhi di tutti è solo di distruzione, perdite di vite e pianto mentre la campana della pace rimane silente. Anche alcuni bambini delle scuole elementari si sono domandati insieme ai loro docenti su come ognuno di noi potrebbe diventare costruttore di pace e si sono immaginati su come ci si potrebbe impegnare a viverla concretamente nel quotidiano. Ma pare che il valore della pace venga continuamente disatteso e che non si riesca a fare in modo che ce ne si appropri e perciò il progetto rimane come privo di senso e a scuola si continuerà ad imparare la storia del bellicismo e delle sue amare conseguenze. Infondo siamo continuamente sotto assedio della paura della fine del mondo.
PROEMIO - Dimentichiamo spesso ciò che impariamo a scuola perché in noi avviene una certa scelta tra le impressioni che si presentano e similmente fra i singoli particolari di ogni impressione o esperienza che ci ha dato input percepiti come negativi ed inutili. Per questo quando Elena doveva affrontare l'esame di licenza media la preside Facidda si rese conto che i ragazzi di quella età (13-14 anni) hanno un sintomo incompleto e poco soddisfacente della conoscenza. Difatti, aveva già proposto a livello di insegnamento di ascoltare nelle interrogazioni orali 2 alunni che insieme ricevevano le stesse impressioni e che poi abbiano fatto un loro elaborato ciascuno a casa propria, mentre qualche tempo dopo si scambiano i ricordi dell'evento di quella interrogazione: ciò che è rimasto fermamente impresso a uno, spesso l'altro lo ha dimenticato, come se non fosse mai accaduto, e questo senza che si abbia il diritto di affermare che l'impressione sia stata psichicamente più ...
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