UTOPIE SPEZZATE - Michele era un uomo in eterna crisi esistenziale dovuta, come sosteneva lui, dall'ignoranza degli uomini e delle cose che si ritrovava spesso ad essere stranita e povera di fronte alla fede cattolica. Infatti, Gesù, non aveva parlato mai di categorie di persone che passano la vita intera guardando senza mai vedere volti e sguardi e soprattutto senza mai cogliere le relazioni con un contenuto di fede e di spiritualità, eppure Michele si sentiva lacerato proprio per questo. La compassione pareva spenta e vuotata del suo senso e collocata nella categoria del merito per il cielo. Quanti valori reali concreti accessibili al pubblico semplice possono allontanare nel mistero se resi inafferrabili e chiusi lungo il cammino all'apparire di un etica. Quante volte la pratica inserita nella virtù, può diventare insostenibile e pure insopportabile nel suo orgoglio di categoria, invece quello di Gesù ha vissuto in una specie di amnesia del peccato per ricordare, invece lo sgomento di fronte alla scoperta del limite della parola e la scomparsa di ogni immagine davanti alla morte. E' come imbattersi in un vicolo cieco e allo stesso tempo vedere il sepolcro vuoto, una scoperta che può invitare ad abbandonarsi al naufragare che crea agitazione in chi cercava un sentiero e non sa che quel Cristo deposto dalla croce, sta aprendo un cammino verso l'infinito e non ricorda che aveva preso l'impegno, infondo di rappresentarlo e quindi si acquieta docile in una specie di contemplazione. Michele aveva il compito di comprendere il linguaggio teologico, se lo sente ed onestamente si dice che non si può accelerare il tempo e togliere lo spazio alla vita mistica facendola diventare uno dei tanti movimenti meccanici e non avvertire più i battiti dello svolgersi della vita psichica. E allora come cercare una nuova ermeneutica?? La teologia non è solo etica, ma una giustificazione suprema dell'escatologia responsabilizzante in cui si deve abitare già da ora e ciò è possibile realizzarlo diventando gli "unti di Dio" Michele ci stava provando nella sua vita laicale da single.
PROEMIO - Dimentichiamo spesso ciò che impariamo a scuola perché in noi avviene una certa scelta tra le impressioni che si presentano e similmente fra i singoli particolari di ogni impressione o esperienza che ci ha dato input percepiti come negativi ed inutili. Per questo quando Elena doveva affrontare l'esame di licenza media la preside Facidda si rese conto che i ragazzi di quella età (13-14 anni) hanno un sintomo incompleto e poco soddisfacente della conoscenza. Difatti, aveva già proposto a livello di insegnamento di ascoltare nelle interrogazioni orali 2 alunni che insieme ricevevano le stesse impressioni e che poi abbiano fatto un loro elaborato ciascuno a casa propria, mentre qualche tempo dopo si scambiano i ricordi dell'evento di quella interrogazione: ciò che è rimasto fermamente impresso a uno, spesso l'altro lo ha dimenticato, come se non fosse mai accaduto, e questo senza che si abbia il diritto di affermare che l'impressione sia stata psichicamente più ...
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