L'EUROMOSTRO - Come può succedere in un gruppo cattolico, quando qualcuno posta la locandina "Una piazza per l'Europa", pare che siamo costretti ad ascoltare una interminabile comizio da un palco, sopra, attorno, sotto, attraverso, contro il riarmo, ma non vogliamo ammettere che rimarremo tutti indolenziti per lo sforzo di reprimere smisurati sbadigli. Eppure l'accidia non ci sembra essere uno dei nostri difetti, anche se come Pietro, Giacomo e Giovanni siamo fortemente tentati dopo avere visto il cambiamento di aspetto e la veste candida e sfolgorante di Gesù di dire "E' bello per noi restare fermi qui, alle nostre certezze, al nostro stile di vita senza rischi, alla nostra comodità; perché non facciamo 3 tende, una per Te, una per Mosè ed una per Elia?" Certo, preferiamo rimanere ad applaudire un monologo pacato, ragionevole, forbito che è quanto di più non potremmo desiderare per non doverci scomporre troppo, piuttosto che rimetterci del nostro ed esporci troppo al pubblico ludibrio. Ma forse, proprio come Pietro, Giacomo e Giovanni non vogliamo interrogarci nel nostro inconscio, se quello che avvertiamo dal manifesto non sia altro che finzione, un dialogo di circostanza messo su da ipocriti mascherati che cela il ricatto di rimanere a adorare il nostro benessere invece di vedere quella nube oscura che ci ricopre con la sua ombra e che ci fa paura perché ci impone un tipo di ascolto diverso che è quello della Verità: siamo tutti chiamati a convertirci al senso di responsabilità e maggiore consapevolezza e nessuno di noi è escluso o può sottrarsi all'impegno. Non possiamo più dunque rimandare e rimanere nichilisti e nemmeno pensare di avere scampato un martirio perché i giovani dell'Europa hanno un enorme bisogno di fiducia di non rompere il dialogo, il contatto e di rimanere vicini alla sola ed unica Verità che li potrà determinare per sentirsi europei e poi anche cattolici nel mondo: camminare nella Speranza di Cristo nostra pace che parte dal sudore, dalla conquista, dal vero guadagno del mondo che sta nel processo di crescita e maturazione e non in quello degli eterni Peter-Pan, che sta nel disincanto di poter investire al meglio le proprie risorse e soprattutto il proprio tempo in maniera più dinamica, nel ricercare il giusto motivo, movimento, la giusta pulsione ad andare per sentire di essere figli diletti in cui compiacersi e vincere l'accidia che ci rende annoiati di tutto e partecipi solo in parte del destino cristiano. Che la tenda dei giovani sia girovagante per il mondo della giustizia e della pace.
PROEMIO - Dimentichiamo spesso ciò che impariamo a scuola perché in noi avviene una certa scelta tra le impressioni che si presentano e similmente fra i singoli particolari di ogni impressione o esperienza che ci ha dato input percepiti come negativi ed inutili. Per questo quando Elena doveva affrontare l'esame di licenza media la preside Facidda si rese conto che i ragazzi di quella età (13-14 anni) hanno un sintomo incompleto e poco soddisfacente della conoscenza. Difatti, aveva già proposto a livello di insegnamento di ascoltare nelle interrogazioni orali 2 alunni che insieme ricevevano le stesse impressioni e che poi abbiano fatto un loro elaborato ciascuno a casa propria, mentre qualche tempo dopo si scambiano i ricordi dell'evento di quella interrogazione: ciò che è rimasto fermamente impresso a uno, spesso l'altro lo ha dimenticato, come se non fosse mai accaduto, e questo senza che si abbia il diritto di affermare che l'impressione sia stata psichicamente più ...
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