CLAUSTROFOBIA - Confessione di una clarissa nel suo diario segreto trovato dopo il suo decesso, nascosto nel fondo del suo comodino. "Non so davvero se avessi avuto l'attitudine alla castità, ma io volevo rimanere certamente in ordine con il mio corpo quando venni qui in convento ed avevo anche l'obiettivo di ammaestrarmi e di governare le mie sensazioni, emozioni e sentimenti ed è per questo principalmente che bussai alla porta di Cristo insistentemente. Io volevo essere, prima di tutto padrona di me stessa ed ecco perché accettai il voto di castità; volevo anche aprire o chiudere le porte alle pulsioni che mi si sarebbero presentate, in quanto non si può assecondare tutto ciò che ci attira e non possiamo nemmeno rimanere in balia di tutte le folgorazioni che ci colpiscono e di tutti gli appetiti che ci lusingano. Noi, siamo chiamate a vivere bene, nella serenità e nella gioia e per stare bene occorre sapersi custodire nella propria dignità e nel saggio uso dei confini dell'habitus che indossiamo nella sua forza desiderante. La relazione con il limite, però, per un periodo della mia esistenza mi è apparsa, lo confesso claustrofobica perché per me il problema consisteva nel confronto con i confini di identificazione con i limiti. Spesso, pure nella preghiera mi si creava un profondo stato di confusione in cui sentivo come se mi mancasse l'aria e avevo una totale assenza di riferimenti figlia della latitanza dell'educazione e perciò vivevo dentro ad una specie di nebulosa informe. Non capivo chi ero e cosa volessi veramente e vivevo di inganni di ogni genere come quello di dire di aver servito Pavarotti e la sua allora compagna Nicoletta quando si erano recati in vacanza dove io facevo da guida ed interprete. Allora il timone della mia vita era l'attrazione lussuriosa che mi ha condotta ad avere dei rapporti occasionali con un tizio del posto e a seguire con lui un principio di dis-identificazione e di sequela senza meta alcuna."
PROEMIO - Dimentichiamo spesso ciò che impariamo a scuola perché in noi avviene una certa scelta tra le impressioni che si presentano e similmente fra i singoli particolari di ogni impressione o esperienza che ci ha dato input percepiti come negativi ed inutili. Per questo quando Elena doveva affrontare l'esame di licenza media la preside Facidda si rese conto che i ragazzi di quella età (13-14 anni) hanno un sintomo incompleto e poco soddisfacente della conoscenza. Difatti, aveva già proposto a livello di insegnamento di ascoltare nelle interrogazioni orali 2 alunni che insieme ricevevano le stesse impressioni e che poi abbiano fatto un loro elaborato ciascuno a casa propria, mentre qualche tempo dopo si scambiano i ricordi dell'evento di quella interrogazione: ciò che è rimasto fermamente impresso a uno, spesso l'altro lo ha dimenticato, come se non fosse mai accaduto, e questo senza che si abbia il diritto di affermare che l'impressione sia stata psichicamente più ...
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