LO SGUSRDO OLTRE - Registrazione di alcune sedute psicologiche - 1° CASO - Una signora esegue una tesi di laurea sulla Madonna misericordiosa dal titolo "Gli occhi che ti guardano" ma il dipinto a cui si riferisce ha gli occhi rivolti verso l'alto e quindi distaccati da qualsiasi oggetto e quindi questo significa che ella tende ad essere distaccata dalla luce reale, mentre vorrebbe tendere a trovare la luce spirituale. Infatti caro Marco Zamparetti per rispondere ad una psicologa di Senigallia che parlava di distacco dalla parte emotiva quando si analizzano le persone vorrei suggerire di vedere l'occhio destro come il Sole cioè il caldo della passione che si trasferisce nella parte sinistra della Luna e cioè in quella parte razionale e di considerare che il cosiddetto 3° occhio rappresenta il presente, ma anche la saggezza che sta fra gli estremi ed è in grado di recepire l'uno e l'altro quindi di aspirare alla perfezione. Scegliendo questo titolo a mio avviso la signora ha il timore di essere vista nella sua nudità intesa come provocazione sessuale di cui ella è intimidita, anche se poi ha una certa vanità nel vezzo di un giubbotto verde che serve (l'ha detto lei stessa) a farsi notare fra la gente indifferente, di far capire attraverso un cappellino con il nastrino che lei sa essere gentile e delicata, mentre in certi momenti vince la materialità di un pranzo deludente sulla spiritualità di una beatificazione. La sua ricerca di purezza è una spogliazione interiore che serve ad entrare in contatto con il mondo e le sue energie naturali in quanto ella fa fatica e prova disagio a svelare i propri desideri di poter ottenere compiacimento e di poterlo anche offrire. In tale tesi la signora mostra un certo disadattamento (gli occhi che si muovono e non riescono a fissarsi sull'oggetto dell'amore) e soprattutto mostra una paura eccessiva del giudizio altrui (se gli occhi sanno guardare, sanno anche vedere in profondità) . La rappresentazione iconica rappresenta la costrizione che deriva dai legami, per le complicazioni quotidiane che si presentano come per una madre che deve seguire una figlia con la gamba operata e con un marito dal lavoro incerto e che mente quando dice che si è preoccupata per te, quando invece in quel te vede se stessa e quindi vorrebbe che gli altri si preoccupassero per lei che non ce la fa più a sopportare quel peso, mentre il fatto di guardare un tabellone significa cercare una via che possa essere almeno in parte risolutiva. Comunque quando c'è una dipendenza come per un altra signora da psicofarmaci nemmeno ci si accorge di dover correre dentro una farmacia per richiedere il farmaco e che non ci si rende conto se si è o meno superata la dose. Ognuno vuole essere considerato anche se fugge lontano e di distacca dalla fila come un sacerdote, che alla fine va alla ricerca dei fratelli con i quali si sente maggiormente a proprio agio in una vita di isolamento dove le idee paiono non includersi e la prova per passare è un silenzio e una mancanza di comunicazione, per vedere se ci sia o meno la giusta interpretazione dato che non si crede che Gesù possa distruggere con il suo interrogativo "Tu lo dici?" tutto un lavoro che invece di liberare imprigiona in convenzioni e stereotipi. In tempi come questi certi sapienti della Chiesa caro Trivellin come (può darsi) Giovanni Merlini si piegano al mondo che reclama (come in un quadro) di comprendere quello scandalo che è la fede eucaristica cattolica nella sua interezza e quindi perché mai dovremmo accettare ambiguità? I tentativi insiti di spiritualizzazione hanno come simbolo la materialità del pane e vino consacrati. Papa Montini disse che Cristo è vivo e celato nel segno sacramentale e questa non è parola vana, non è superstizione e nemmeno fantasia mitica. Dove ho sbagliato quindi? Nel dare retta alle tante voci attorno, nel seguire le molte preoccupazioni degli altri quando la soluzione era una sola: fissare lo sguardo su di Lui, Eucarestia e ripetere come Giovanni Merlini "La volontà di Dio mi basta" anche se questa volontà non dovesse comprendere l'amicizia o la simpatia delle persone. "La volontà di Dio mi basta".
PROEMIO - Dimentichiamo spesso ciò che impariamo a scuola perché in noi avviene una certa scelta tra le impressioni che si presentano e similmente fra i singoli particolari di ogni impressione o esperienza che ci ha dato input percepiti come negativi ed inutili. Per questo quando Elena doveva affrontare l'esame di licenza media la preside Facidda si rese conto che i ragazzi di quella età (13-14 anni) hanno un sintomo incompleto e poco soddisfacente della conoscenza. Difatti, aveva già proposto a livello di insegnamento di ascoltare nelle interrogazioni orali 2 alunni che insieme ricevevano le stesse impressioni e che poi abbiano fatto un loro elaborato ciascuno a casa propria, mentre qualche tempo dopo si scambiano i ricordi dell'evento di quella interrogazione: ciò che è rimasto fermamente impresso a uno, spesso l'altro lo ha dimenticato, come se non fosse mai accaduto, e questo senza che si abbia il diritto di affermare che l'impressione sia stata psichicamente più ...
Commenti
Posta un commento