IL MAGISTRATO FILOSOFO - Non so davvero come mi sia venuto in mente di stilare una tesi sulla filosofia della Magistratura ispirata ad una forma tomistica, ma quando mi sono recata dal mio professore Paolo Manzelli per delucidarlo in merito lui mi ha risposto "Ci vuole coraggio e tu ce l'hai!|" Così ho iniziato da una premessa per me importante "La filosofia della Magistratura si forgia di poter godere di una propria autonomia garantita dalla mente umana che ha per oggetto il rilevabile e possiede nella sua scolastica una unità intrinseca che la determina perché considera tutto in rapporto al Giudizio divino principio e fine dell'universo e ciò trova il suo cardine nella teologia razionale che comprende alcune verità come diritti fondamentali di esistenza, attributi personali che si trovano nell'anima e nella morale. L'anima di un Magistrato conosce l'autocoscienza e nella sua espressione intellettiva di coordinamento delle funzioni giuridiche avverte la necessità di astrarre le rappresentazioni sensibili delle determinazioni spazio-temporali per intelletto agente, e poi le connessioni di rappresentazioni probatorie, testimoniali e documentali concrete a cui dare un indirizzo concettuale che si può tradurre in universale per intelletto possibile." I° PARTE -
PROEMIO - Dimentichiamo spesso ciò che impariamo a scuola perché in noi avviene una certa scelta tra le impressioni che si presentano e similmente fra i singoli particolari di ogni impressione o esperienza che ci ha dato input percepiti come negativi ed inutili. Per questo quando Elena doveva affrontare l'esame di licenza media la preside Facidda si rese conto che i ragazzi di quella età (13-14 anni) hanno un sintomo incompleto e poco soddisfacente della conoscenza. Difatti, aveva già proposto a livello di insegnamento di ascoltare nelle interrogazioni orali 2 alunni che insieme ricevevano le stesse impressioni e che poi abbiano fatto un loro elaborato ciascuno a casa propria, mentre qualche tempo dopo si scambiano i ricordi dell'evento di quella interrogazione: ciò che è rimasto fermamente impresso a uno, spesso l'altro lo ha dimenticato, come se non fosse mai accaduto, e questo senza che si abbia il diritto di affermare che l'impressione sia stata psichicamente più ...
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