IL RITMO DELLA VITA - DIGNITATES - Ci sono molti squilibri sulla faccia della terra: paesi industrializzati ed opulenti ed altri sottosviluppati, poveri ed affamati dove mancano persino gli alimenti di prima necessità, l'acqua corrente, l'elettricità e le scuole. E' probabile, che la verità dell'assistenza missionaria e solidale possa essere più incoraggiante, anche se poi, a breve termine è molto più scomoda nel donare e nel cercare soluzioni. Servono perciò decenni di esperienza per sviluppare, una più saggia capacità di sentirsi tristi di fronte alle immagini della fame nel mondo, della distruzione della guerra, di bambini innocenti abbandonati, ma non ci si può sentire nemmeno sempre eternamente responsabili per le cose che vanno male o non funzionano bene ed è per questo che per fini di autoconservazione si finisce per lasciar perdere la lotta solidale. I modelli di comunicazione, poi tendono a fare scoop e gossip per ottenere introiti sulle tragedie degli altri ed è per questo che si genera ancora più insicurezza e si reagisce in maniera eccessivamente drammatica oppure peggio ancora in maniera indifferente creando generalizzazioni su vasta scala Eppure non possiamo fare a meno di guardare il Tg o di sistemare la casa, di andare in palestra o di intraprendere nuovi progetti e tuttavia tutto ciò non ci rende effettivamente produttivi, ma piuttosto compulsivi nei nostri comportamenti o atteggiamenti con cui agiamo. La nostra dipendenza sociale di conquista della rispettabilità, della stima e del prestigio ci allontana da alcuni lati spigolosi e difficili di noi stessi e perciò non ci accorgiamo o evitiamo di parlare delle nostre ossessioni maniacali per qualsiasi cosa, che ci tenga alla larga o ci difenda in qualche modo dai nostri sentimenti più oscuri ed inquietanti. Falsiamo la quindi la gioia in un ottimismo sfrenato ed insistente che nasconde insoddisfazione e che ci può portare a divenire implacabili nemici di noi stessi o di coloro che rappresentano la peggiore versione di noi stessi. Mentiamo, denigrando ciò che avremmo voluto avere per sentirci più forti, ma invece ci ritroviamo costretti a riconfigurare i nostri obiettivi pur di non dovere riconoscere di averli mancati. Mentiamo mostrandoci cinici nei confronti di tutto e di tutti e troviamo gli esseri umani terribili e temibili perché a nostra volta ci facciamo corrompere dalla sete di potere e di ricchezza. Mentiamo riempiendo le nostre piccole menti di concetti altisonanti per dimostrare che siamo intelligenti, quando invece subdolamente non vogliamo fare altro che togliere spazio a Dio nella sua riscoperta nella nostra esistenza. Scriviamo enormi volumi sui ruoli più importanti, e conseguiamo lauree in istituti avanzati o cerchiamo di raggiungere posti di rilievo sociale eppure non ricordiamo quasi nulla di dove siamo provenuti lasciando posto ad atti riverenziali come quelli dei 3 re Magi. Le nostre menti sono zeppe di informazioni e di immagini pubblicitarie che invitano al consumismo più sfrenato, ma poi alla fin fine non sappiamo più ciò che vogliamo perché abbiamo accantonato in un angolo lontano la figura di Dio Salvatore. Mentiamo quando crediamo che possiamo farcela da soli pensando che tutto possa essere semplificato e perciò proclamando al mondo che l'analisi psicologica per noi sarebbe solo una perdita di tempo Perciò perdiamo il buon senso: vogliamo cercare di tenere a bada la nostra imbarazzante complessità che evitiamo pensandoci il meno possibile. Per me la cura sta nella difesa emotiva dell'onestà che non ha nulla a che fare con la morale o l'etica, perché è egoistica e serve solo a cautelarci da dolore e sofferenza quando invece le nostre omissioni prima o poi ci costringono a pagare un prezzo altissimo per l'esserci negati da soli molte buone opportunità compresa quella della misericordia del perdono di Dio per noi.
PROEMIO - Dimentichiamo spesso ciò che impariamo a scuola perché in noi avviene una certa scelta tra le impressioni che si presentano e similmente fra i singoli particolari di ogni impressione o esperienza che ci ha dato input percepiti come negativi ed inutili. Per questo quando Elena doveva affrontare l'esame di licenza media la preside Facidda si rese conto che i ragazzi di quella età (13-14 anni) hanno un sintomo incompleto e poco soddisfacente della conoscenza. Difatti, aveva già proposto a livello di insegnamento di ascoltare nelle interrogazioni orali 2 alunni che insieme ricevevano le stesse impressioni e che poi abbiano fatto un loro elaborato ciascuno a casa propria, mentre qualche tempo dopo si scambiano i ricordi dell'evento di quella interrogazione: ciò che è rimasto fermamente impresso a uno, spesso l'altro lo ha dimenticato, come se non fosse mai accaduto, e questo senza che si abbia il diritto di affermare che l'impressione sia stata psichicamente più ...
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