PROPOSTA IN BOZZA - VOCANBOLARIO DI DIFESA DONNA - In collaborazione con Gabriele Trivellin (per le carceri), Paolo Manzelli (per l'avvocatura di stato), Facidda, Tafaro Tiziana, Delpini - Gino Cicchettin - Abbiamo sempre nascosto e taciuto gli squilibri dovuti alla nostra timidezza, rigidità, ossessione, ingenuità, incoscienza, eccessiva razionalità, ignoranza, eppure brancolando nel buio più profondo continuiamo a camminare nel percorso delle pari opportunità. Essere cresciuti con la sensazione che le nostre parti intime siano sporche e diano vergogna, ha reso il sesso un atto terrificante. Avere avuto orientamenti ed indicazioni di esagerata parsimonia o di prodigalità, ci ha resi incapaci di gestire al meglio i nostri risparmi e ha prodotto in noi un atteggiamento materialista e della smodata ricerca del prestigio sociale. Un genitore o educatore sprezzante che ci ha umiliati, soggiogati e sottomessi alla sua egida e ci ha esasperati nelle sue aspettative può avere innescato in noi degli schemi di evitamento emotivo oppure quelli opposti di tendenze ninfomane. La mitezza e mancanza di determinazione può essere il prodotto di educatori irascibili, arroganti, intransigenti e scontrosi. Ogni squilibrio riflette gli istinti di difesa e di attacco che abbiamo appreso quando eravamo ancora bambini e così la nostra instabilità deriva principalmente da una immaturità di fondo e da tentativi falliti di affrontare qualcosa che era ed è ancora al di là delle nostre capacità e possibilità intellettuali e pratiche. I modelli di comunicazione sono preda e vittime di retaggi del passato che hanno insinuato nelle persone insicurezza, specie nella padronanza linguistica per esprimere le loro ragioni con pacifica autorevolezza e così i giovani reagiscono in maniera eccessivamente drammatica con i coltelli o la prevaricazione bullistica diventando fastidiosissimi urlatori, violentatori, stolkeratori, oppure imbronciati e rabbiose persone che celano odio e disprezzo e che poi ordiscono con l'inganno tragici omicidi. Moltissimi che si trovano in carcere e che istintivamente e senza ragione sono giunti a soluzioni estreme come la violenza, lo stupro o l'omicidio sono persone che hanno frainteso i loro bisogni e non si sono mai sforzati a compiere uno sforzo per comprendere il loro massimo e realistico bene esponendo il loro disagi, difficoltà e incapacità per poter trovare un aiuto ed un supporto a poter esporre con la dovuta calma, pazienza e attenzione i loro pensieri ed idee per potersi concentrare poi su obiettivi più realistici e concretizzabili. Un altro motivo per cui si giunge spesso ad estreme soluzioni è la tendenza a provocare generalizzazioni su vasta scala per cui tutti gli uomini picchiano, sono irrispettosi, gelosi, irascibili, inconcludenti, ingenui e sprovveduti. Un altro problema che causa la violenza maschile è la propensione ad interpretare la sessualità in maniera scherzosa ed euforica che può derivare dal nostro complesso rapporto con una madre severa e iperprotettiva. Anche quando una madre non c'è più (lo sa bene Alessandro Ramberti) continuiamo a voler essere al centro dell'attenzione del desiderio di un partner che vogliamo sia sempre concentrato su di noi in modo che non sentiamo nulla di allarmante, ansioso, deprimente o negativo nella realtà che ci circonda e ciò per un errata educazione maschilista e di origine patriarcale. Un'ulteriore complicazione poi caro Marco Zamparetti è data dal fatto che i nostri squilibri non rivelano in modo chiaro le loro origini né nella nostra mente e nemmeno di conseguenza agli altri che quindi non danno sufficientemente peso alle nostre reazioni esagerate di chiusura oppure di sfogo. Non sappiamo mai perché scappiamo di fronte alle responsabilità, perché tendiamo a coprire i nostri errori, perché abbiamo un atteggiamento altezzoso e orgoglioso, perché non riusciamo mai ad impegnarci fino in fondo specie nel rispetto delle scadenze e nella considerazione dei ristorni dove si prevede che se si raggiungono buoni risultati di produzione qualitativa nel buon rapporto considerevole qualità prezzo e nella maggiore stima di buona presentazione attiva allora non dobbiamo meravigliarci se le cose vanno di male in peggio e se la nostra disperata boria finisce poi per allontanare da noi le persone che poi non riescono a mostrare empatia nei nostri confronti e a supportarci nel nostro valore. Si genera così il pregiudizio emotivo generato da comportamenti che scaturiscono dalle ferite, più che dalle ferite stesse e quindi si genera un danno emotivo dovuto al sentirsi invisibili, alla sensazione di indifferenza. Le delusioni che proviamo sono dovute ad irragionevolezza e manie di controllo e così diventiamo codardi e vigliacchi nell'affrontare l'esistenza con le sue difficoltà, sofferenze, dolori, sacrifici, rinunce e complessità. Ecco perché mi sono decisa a creare il vocabolario della difesa della cultura del valore donna perché con questo atto ci sia un coinvolgimento più viscerale nel modo in cui si deve sviluppare la parte femminile in ogni circostanza e nel modo in cui si debba vincere l'inesperienza, l'impaccio, la sudditanza, la sottomissione, l'umiliazione e denigrazione del valore femminile nella sua interezza e proposizione al bene collettivo ed universale. Infondo caro Marco Zamparetti un determinismo psicologico troppo spicciolo e stereotipato ci nega ed impedisce qualsiasi speranza di una vita adulta dignitosa di tale nome e soprattutto di un valore femminile più libero. Ci pare devastante e da certi punti di vista semplicemente stupido supporre che la personalità in special modo femminile rimanga ancorata ancora oggi dopo molte lotte di emancipazione e di coraggio all'indipendenza ed autonomia ed autorevolezza pensare che non ci possa essere una adeguata formazione e cultura che forgi a superare pregiudizi, emarginazioni, diversità, disagi e difficoltà trovando soluzioni di accordi fra il maschile ed il femminile in un cammino di comprensione, di solidarietà, di condivisione, di collaborazione e soprattutto di ascolto perché pare inverosimile che oggi la donna sia disattesa a dare un verso e significato di poesia.
PROEMIO - Dimentichiamo spesso ciò che impariamo a scuola perché in noi avviene una certa scelta tra le impressioni che si presentano e similmente fra i singoli particolari di ogni impressione o esperienza che ci ha dato input percepiti come negativi ed inutili. Per questo quando Elena doveva affrontare l'esame di licenza media la preside Facidda si rese conto che i ragazzi di quella età (13-14 anni) hanno un sintomo incompleto e poco soddisfacente della conoscenza. Difatti, aveva già proposto a livello di insegnamento di ascoltare nelle interrogazioni orali 2 alunni che insieme ricevevano le stesse impressioni e che poi abbiano fatto un loro elaborato ciascuno a casa propria, mentre qualche tempo dopo si scambiano i ricordi dell'evento di quella interrogazione: ciò che è rimasto fermamente impresso a uno, spesso l'altro lo ha dimenticato, come se non fosse mai accaduto, e questo senza che si abbia il diritto di affermare che l'impressione sia stata psichicamente più ...
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