IL PANCHINARO. Spesso, Alessandro aveva problemi di incomunicabilità con il prossimo ed era per questo che come molti si esprimeva con simboli piuttosto che con parole ed espressioni che lo esponessero al supplizio del rifiuto e a quello dell'emarginazione. Comunicare al prossimo le proprie emozioni è veramente difficile specie quando le espressioni possono essere fraintese in quanto un giorno ci si concentra di più su qualcosa che qualcuno ha detto su di noi ed è stato riferito in malo modo, un altro giorno ci si ribella a degli atteggiamenti che rappresentano nient'altro che riconfigurazioni della stessa materia conflittuale di base: l'invidia e la gelosia. Ogni manifestazione potrebbe fare emergere il tentativo frustrato e ripetuto di trasmettere una singola e intima verità: "Ho la sensazione che tu non rispetti la mia intelligenza" continuando a litigare, ad essere antagonisti, a praticare bullismo od ostruzionismo perché non riusciamo a risolvere mai il problema per cui siamo in disaccordo: la nostra diversità che porta all'irritabilità ed alla rabbia di essere privati della conoscenza di se stessi da parte degli altri. Ciò che ci offende è il fatto che non siamo desiderati e che ciò ci costringe ad accettare conseguenze pratiche difficili e devastanti dal punto di vista emotivo di allontanarci definitivamente da quel rapporto soffocante, soggiogante, succube che ci opprime. Così trapela la rabbia di una miriade di conflitti apparentemente incentrati sul nulla piuttosto che sulla direzione da dare alle nostre vite. Si accetta il prezzo alto da pagare della prova continua di essere sottoposti al giudizio superficiale per riuscire a sopravvivere e per riuscire a sentirci in un qualche modo protetti e questo aumenta la nostra angoscia di non riuscire a dare voce alla nostra frustrazione. Quando noi non rappresentiamo attrattiva allora pensiamo di avere una vita complicata e perciò preferiamo non aggiungere discussioni che possano avvelenare la vita, piuttosto che chiarire e perciò si discute per una zona di appartenenza mafiosa e poi si arriva allo scontro armato fino all'uccisione di chi ci ostacola nel nostro proseguire per la nostra affermazione e pensando di eliminare il nostro nemico poi ci ritroviamo a conoscere in realtà la nostra mancanza di coraggio a stabilire accordi di pace e a riuscire a trovare sbocchi per buone relazioni sociali piuttosto che accanirsi gli uni contro gli altri. Davvero imparare a comunicare il bene era disagevole e complesso soprattutto nelle sue più benevole interpretazioni.
PROEMIO - Dimentichiamo spesso ciò che impariamo a scuola perché in noi avviene una certa scelta tra le impressioni che si presentano e similmente fra i singoli particolari di ogni impressione o esperienza che ci ha dato input percepiti come negativi ed inutili. Per questo quando Elena doveva affrontare l'esame di licenza media la preside Facidda si rese conto che i ragazzi di quella età (13-14 anni) hanno un sintomo incompleto e poco soddisfacente della conoscenza. Difatti, aveva già proposto a livello di insegnamento di ascoltare nelle interrogazioni orali 2 alunni che insieme ricevevano le stesse impressioni e che poi abbiano fatto un loro elaborato ciascuno a casa propria, mentre qualche tempo dopo si scambiano i ricordi dell'evento di quella interrogazione: ciò che è rimasto fermamente impresso a uno, spesso l'altro lo ha dimenticato, come se non fosse mai accaduto, e questo senza che si abbia il diritto di affermare che l'impressione sia stata psichicamente più ...
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