IL PANCHINARO. Certo il sogno dell'arcangelo Gabriele che consegnava il palloncino del creato, gli pareva bello, ma al contempo carico di impegno e responsabilità quando, guardandosi attorno non vedeva che sfruttamento e degradazione della natura dato dall'industrializzazione, dall'inquinamento, dai rifiuti tossici e dalle brutture che abitavano la terra e pareva che non ci fosse speranza di poter sistemare le cose nel mondo. In una linea aperta di Barth lo sperare si attua nel fare il passo successivo e questo riguarda, secondo validi saggi, la nuova teologia politica che assume da ciò un valore fondamentale alla prassi trasformatrice, che si alimenta alla speranza di una escatologia creatrice. Ma, in mezzo al creato ci sono parti buone e parti cattive che si oppongono alla perfezione. Suscitare tutte le cose integralmente, significa creare senza costrizione attraverso il pronunciamento di una parola, di un verbo che dimostri la potenza divina che genera per diventare primogenita di ogni cosa. Il mondo non è eterno, ma è oggettuale di una estrinsecazione divina, necessaria della natura che segue un disegno salvifico che riguarda la persona ed il mondo. La capacità, però, di saper cogliere i rapporti fra le cose e le idee in modo nuovo o di formulare intuizioni non previste dagli schemi del pensiero abituali o tradizionali, non appartiene a tutti perché in psicologia costituisce un pensiero divergente che si contrappone a quello convergente e che potrebbe servire moltissimo alla speranza della dimensione nascosta, al contrario di quanto avveniva nella epistemologia induttivistico-positiva. Oggi occorrerebbe far rivivere quel palloncino nello stimolare il processo creativo che a livello fondamentale potrebbe fare raggiungere fini di una sempre più adeguata scoperta e rivelazione scientifico-religiosa. Consegnare quel palloncino all'umanità era una cosa buona e giusta ed Alessandro ne era profondamente convinto, ma sapeva che lui apparteneva molto ancora ai colori scuri che pessimisticamente non sanno far risaltare ciò che conta e che non è una esaltazione, ma è un simbolo che partendo da una croce si trasforma in vita che subisce continue metamorfosi e poi diviene un creato rinnovato e propulsivo.
PROEMIO - Dimentichiamo spesso ciò che impariamo a scuola perché in noi avviene una certa scelta tra le impressioni che si presentano e similmente fra i singoli particolari di ogni impressione o esperienza che ci ha dato input percepiti come negativi ed inutili. Per questo quando Elena doveva affrontare l'esame di licenza media la preside Facidda si rese conto che i ragazzi di quella età (13-14 anni) hanno un sintomo incompleto e poco soddisfacente della conoscenza. Difatti, aveva già proposto a livello di insegnamento di ascoltare nelle interrogazioni orali 2 alunni che insieme ricevevano le stesse impressioni e che poi abbiano fatto un loro elaborato ciascuno a casa propria, mentre qualche tempo dopo si scambiano i ricordi dell'evento di quella interrogazione: ciò che è rimasto fermamente impresso a uno, spesso l'altro lo ha dimenticato, come se non fosse mai accaduto, e questo senza che si abbia il diritto di affermare che l'impressione sia stata psichicamente più ...
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