IL PANE FILOSOFICO. Cosa significa oggi vedere in Cristo un pane vivo disceso dal Cielo? Gesù stesso si propone come riflessione di capacità sia razionale d'orientamento pratico nel mondo improntata alla deliberazione già sempre inscritta nella concretezza delle situazioni, e sia come opportunità di una ripresa morale riabilitativa a tutto campo. La tendenza biblico-teologica pare essere una tesi evoluzionistica che si basa su 5 punti irrinunciabili: inerranza biblica verbale, divinità di Cristo, nascita verginale, redenzione sacrificale, resurrezione fisica di Cristo, ma la reazione a questi concetti può essere quella di mettere in parallelo ed in sincronia il magistero e la tradizione con l'accettazione seppur critica del processo di secolarizzazione, che negli attuali sforzi religiosi cattolici di dare una nuova risposta agli interrogativi ed ai problemi del mondo, specie nelle attuali situazioni di conflitto e di nuove povertà, vogliono superare i tradimenti dei dati rivelati, considerati causa di tutti i mali del presente e del futuro per creare possibili cooperazioni, collaborazioni ed alleanze che possano colmare le seppur profonde differenze fra le parti in gioco. Questo è il senso della Comunione che pensava Gesù quando disse di essere il pane disceso dal Cielo ed è in questa prospettiva che gli uomini dovrebbero lavorare e strutturarsi per poter raggiungere quadri di tregua e possibilità di accordi verso la pace. Ognuno di noi può fare la sua parte e rafforzare il valore importantissimo della pace, nella saggezza, nella pazienza e nella costanza di poter vedere e dare rilievo alla tolleranza, all'accoglienza, all'apertura verso nuovi orizzonti dove il cuore sa ancor pulsare per il Bene supremo della massima umanità. Le stagioni del cuore, si aprono nelle primavere di eterni moti di speranza, alle fonti della Salvezza dove si abbevera la miserevole anima anelante la pace, e noi possiamo vivere il sogno del risorger l'amor pavido nel coraggio di essere pane che si spezza e vino che serve al vigore dell'infinita esistenza. (Dedicata a don Marzio nel suo 80° compleanno). CIAO:
PROEMIO - Dimentichiamo spesso ciò che impariamo a scuola perché in noi avviene una certa scelta tra le impressioni che si presentano e similmente fra i singoli particolari di ogni impressione o esperienza che ci ha dato input percepiti come negativi ed inutili. Per questo quando Elena doveva affrontare l'esame di licenza media la preside Facidda si rese conto che i ragazzi di quella età (13-14 anni) hanno un sintomo incompleto e poco soddisfacente della conoscenza. Difatti, aveva già proposto a livello di insegnamento di ascoltare nelle interrogazioni orali 2 alunni che insieme ricevevano le stesse impressioni e che poi abbiano fatto un loro elaborato ciascuno a casa propria, mentre qualche tempo dopo si scambiano i ricordi dell'evento di quella interrogazione: ciò che è rimasto fermamente impresso a uno, spesso l'altro lo ha dimenticato, come se non fosse mai accaduto, e questo senza che si abbia il diritto di affermare che l'impressione sia stata psichicamente più ...
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